Carenza di ferro: sintomi, cause e chi è più a rischio
Quali sono i sintomi della carenza di ferro, chi rischia di più e come si scopre? Perché servono gli esami del sangue e va sempre cercata la causa.

La carenza di ferro può non dare sintomi per molto tempo. Quando compaiono, i più comuni sono mal di testa, pallore, stanchezza anche a riposo e fiato corto, che però hanno molte altre cause. Sono più a rischio le donne con il ciclo, chi dona il sangue, chi è vegetariano o vegano e chi ha la celiachia. Solo gli esami del sangue possono confermarla e la causa va sempre cercata.
Che cos’è la carenza di ferro?
Si parla di carenza di ferro (sideropenia) quando l’organismo non ha abbastanza ferro per le sue necessità. All’inizio si esauriscono le riserve, conservate soprattutto nel fegato sotto forma di ferritina, e spesso non ci si accorge di nulla. Se la carenza continua, il midollo osseo non riesce più a produrre abbastanza emoglobina e si arriva all’anemia da carenza di ferro (anemia sideropenica), la forma di anemia più frequente.
Carenza di ferro e anemia sono quindi due tappe diverse: si possono avere riserve basse con l’emoglobina ancora nella norma. Entrambe vanno diagnosticate e seguite dal medico.
Quali sono i sintomi della carenza di ferro?
I sintomi compaiono di solito lentamente, e alcune persone non ne hanno affatto. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i più comuni sono:
- mal di testa;
- pallore della pelle e delle mucose;
- stanchezza e spossatezza, anche a riposo;
- fiato corto, anche senza sforzi.
Meno spesso si notano battito accelerato, capogiri, difficoltà di concentrazione, ronzii nelle orecchie, pelle, capelli e unghie secchi o fragili, perdita di capelli, infiammazione della lingua e sindrome delle gambe senza riposo. Il Manuale MSD cita anche la voglia di mangiare ghiaccio o sostanze non alimentari (pica).
Quali sono i sintomi del ferro basso nelle donne?
Sono gli stessi che negli uomini. Le donne in età fertile, però, sono il gruppo in cui la carenza di ferro è più frequente, perché ogni mese perdono ferro con il ciclo e hanno un fabbisogno più alto: secondo i LARN 18 mg al giorno, contro i 10 mg degli uomini. Un ciclo molto abbondante è, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la causa più comune di carenza di ferro nelle donne in età fertile, ed è un motivo per parlarne con il medico o il ginecologo.
Chi è più a rischio di carenza di ferro?
Il rischio è più alto quando si perde più ferro, se ne assorbe meno o il fabbisogno aumenta:
- donne con il ciclo mestruale, soprattutto se abbondante;
- gravidanza e allattamento, quando il fabbisogno cresce: in questi periodi è il medico a seguire i valori;
- donatori di sangue, che perdono ferro a ogni donazione;
- chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana, perché il ferro dei vegetali si assorbe meno;
- celiachia, gastrite, infezione da Helicobacter pylori e altre malattie che riducono l’assorbimento, come anche interventi allo stomaco o all’intestino e l’uso prolungato di farmaci contro l’acidità;
- chi pratica molto sport di resistenza;
- bambini e ragazzi nelle fasi di crescita rapida.
Cosa fa calare il ferro?
Negli adulti la causa più frequente è una perdita di sangue: il ciclo abbondante nelle donne in età fertile, e sanguinamenti dello stomaco o dell’intestino, a volte non visibili, negli uomini e nelle donne dopo la menopausa. Possono dipendere da ulcere, da farmaci antinfiammatori presi a lungo, ma anche da polipi o tumori dell’intestino.
Per questo una carenza di ferro in un uomo o in una donna dopo la menopausa va sempre approfondita: correggerla con il ferro senza cercarne la causa può nascondere un problema che va curato.
Come si scopre se il ferro è basso?
Con gli esami del sangue prescritti dal medico. I principali sono l’emocromo, che misura tra l’altro l’emoglobina e le dimensioni dei globuli rossi, e la ferritina, che riflette le riserve di ferro. Spesso si misurano anche il ferro nel sangue (sideremia) e la transferrina.
È il medico a interpretare i risultati insieme ai sintomi: la ferritina, per esempio, può risultare normale o alta in presenza di un’infiammazione anche quando le riserve sono basse.
Cosa fare se si ha il ferro basso?
Dipende dalla causa e da quanto è marcata la carenza, e per questo le decisioni spettano al medico. Quando serve, prescrive il ferro a dosi molto più alte di quelle di un integratore e per diversi mesi, con esami di controllo per seguire la ricostituzione delle riserve. La terapia funziona solo se si interviene anche sulla causa.
L’alimentazione resta importante, in particolare per chi ha riserve basse ma non una vera anemia: quali cibi apportano più ferro e come assorbirlo meglio lo spieghiamo in Alimenti ricchi di ferro.
Domande frequenti
Quando preoccuparsi per il ferro basso?
Quando stanchezza, fiato corto, pallore o capogiri durano nel tempo, conviene sempre parlarne con il medico. Rivolgiti subito a un medico se noti sangue nelle feci, feci nere che non dipendono da integratori di ferro, un ciclo molto abbondante, dolore al petto o svenimenti.
Quanto tempo serve per recuperare il ferro?
Con la terapia prescritta dal medico l’emoglobina di solito sale in alcune settimane, mentre per ricostituire le riserve servono in genere alcuni mesi. Il medico ripete gli esami per decidere quando sospendere.
Il ferro basso fa ingrassare?
Non ci sono prove che la carenza di ferro faccia aumentare di peso. La stanchezza può però ridurre l’attività fisica. Se il peso cambia senza un motivo chiaro, parlane con il medico.
Cosa mangiare a colazione se si ha il ferro basso?
Per esempio fiocchi d’avena o cereali arricchiti di ferro con frutta secca e una spremuta d’arancia o un kiwi, che apportano vitamina C. Il caffè e il cappuccino è meglio berli lontano dal pasto, perché riducono l’assorbimento del ferro vegetale.



