Prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna): sintomi e cure

Ipertrofia prostatica benigna: quanto è comune, sintomi, esami, terapie dai farmaci all’intervento, legame con l’intestino e quando è un’urgenza.

Un asciugamano bianco piegato, una felce in vaso e una tazza di pietra su una mensola in un bagno luminoso piastrellato
In breve

La prostata ingrossata, o ipertrofia prostatica benigna, è un aumento non tumorale della ghiandola che comprime l’uretra. È molto comune dopo i 50 anni e dà getto debole, bisogno frequente di urinare e risvegli notturni. Non è un tumore e non aumenta il rischio di averlo. Si cura con controlli, abitudini, farmaci o intervento. Se non riesci a urinare, vai al Pronto soccorso.

Che cos’è la prostata ingrossata?

Con «prostata ingrossata» si intende di solito l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), chiamata anche iperplasia prostatica benigna: un aumento di volume non tumorale della prostata, la ghiandola che si trova sotto la vescica e avvolge l’uretra. Crescendo, la prostata comprime il canale da cui esce l’urina e costringe la vescica a lavorare di più per svuotarsi.

L’aumento di volume dipende soprattutto dall’età e dagli ormoni: il testosterone viene trasformato nella ghiandola in diidrotestosterone, che stimola la crescita delle cellule. Contano anche la familiarità e, secondo diversi studi, fattori come diabete, sovrappeso e scarsa attività fisica.

Quanto è comune la prostata ingrossata?

Molto, e sempre di più con l’età. L’ingrossamento raramente dà fastidi prima dei 40 anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità circa un uomo su tre ha disturbi da moderati a gravi a partire dai 60 anni e circa la metà dagli 80 in poi.

Le dimensioni della ghiandola e l’intensità dei disturbi non vanno sempre di pari passo: c’è chi ha una prostata molto grande e pochi sintomi, e chi ha disturbi importanti con un ingrossamento modesto.

Quali sono i sintomi della prostata ingrossata?

I medici dividono i disturbi in due gruppi. I sintomi di svuotamento (od ostruttivi) dipendono dall’uretra compressa:

  • difficoltà a iniziare a urinare, a volte bisogna spingere;
  • getto debole o che si interrompe e riprende;
  • sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica;
  • gocciolamento alla fine della minzione.

I sintomi di riempimento (o irritativi) nascono da una vescica che, a forza di lavorare contro un ostacolo, diventa più sensibile:

  • bisogno di urinare spesso durante il giorno (pollachiuria);
  • risvegli notturni per urinare (nicturia);
  • stimolo improvviso e difficile da trattenere (urgenza), a volte con perdite.

Questi disturbi non sono esclusivi della prostata: possono dipendere anche da infezioni urinarie, diabete, farmaci o da una vescica iperattiva. Approfondimenti in Urinare spesso e Difficoltà a urinare nell’uomo.

La prostata ingrossata può diventare un tumore?

No. È una delle paure più diffuse, ma l’Istituto Superiore di Sanità è chiaro: avere l’ipertrofia prostatica non aumenta il rischio di tumore della prostata rispetto a chi non ce l’ha, e l’ingrossamento benigno non si trasforma in cancro.

Le due condizioni sono però entrambe comuni dopo i 50 anni e possono convivere. Per questo, quando si valutano i disturbi urinari, il medico di solito controlla anche il PSA e la prostata con l’esplorazione rettale. Come si leggono i valori lo spieghiamo in PSA: valori normali per età.

Quali esami servono per la prostata ingrossata?

  • Questionario IPSS (International Prostate Symptom Score): otto domande sui disturbi urinari che danno un punteggio di gravità e permettono di seguire l’andamento nel tempo.
  • Esplorazione rettale: il medico valuta dimensioni, consistenza e superficie della prostata.
  • Esame delle urine ed eventuale urinocoltura, per escludere un’infezione.
  • PSA, un esame del sangue che va interpretato insieme all’età e agli altri dati.
  • Ecografia della vescica e della prostata, anche per misurare l’urina che resta in vescica dopo la minzione (residuo post-minzionale); a volte uroflussometria, che misura la forza del getto.

Il primo passo è il medico di famiglia, che valuta i disturbi e, se serve, indirizza all’urologo.

Come si cura la prostata ingrossata?

La cura dipende da quanto i disturbi pesano sulla vita quotidiana e dal rischio di complicazioni. In genere si procede per gradi:

  • Vigile attesa: con disturbi lievi spesso basta tenere la situazione sotto controllo con visite periodiche e qualche cambiamento nelle abitudini.
  • Abitudini: bere meno la sera, limitare caffè e alcol, non trattenere a lungo l’urina, muoversi ogni giorno, mantenere il peso nella norma e tenere regolare l’intestino.
  • Farmaci alfa-bloccanti (per esempio tamsulosina o alfuzosina): rilassano la muscolatura di prostata e collo vescicale e rendono più facile urinare. Agiscono in pochi giorni.
  • Inibitori della 5-alfa-reduttasi (finasteride, dutasteride): riducono lentamente il volume della prostata e servono soprattutto per le ghiandole più grandi. L’effetto pieno arriva dopo alcuni mesi. Spesso le due classi si usano insieme.
  • Intervento: la resezione endoscopica (TURP) o le tecniche laser rimuovono il tessuto che ostruisce l’uretra. Si valutano quando i farmaci non bastano o in caso di complicazioni come ritenzione urinaria, calcoli in vescica, infezioni ripetute o danni ai reni.

Se prendi farmaci per la prostata, parla con il medico prima di aggiungere qualsiasi integratore.

Qual è il rimedio migliore per la prostata ingrossata?

Non esiste un rimedio unico valido per tutti: il trattamento giusto lo sceglie il medico in base ai disturbi, alle dimensioni della prostata e agli altri farmaci che prendi. Le cure con efficacia dimostrata sono quelle descritte sopra.

Nessun integratore e nessun «rimedio naturale» ha dimostrato di curare l’ipertrofia prostatica o di ridurre il volume della ghiandola. Rimandare la visita affidandosi a prodotti da banco può far perdere tempo e coprire disturbi che vanno invece valutati. Che cosa si sa davvero su cibo e prostata lo trovi in Alimentazione e prostata.

La prostata ingrossata si può curare definitivamente?

I farmaci tengono sotto controllo i disturbi finché si prendono, ma non eliminano l’ingrossamento: se si sospendono, in genere i sintomi tornano. Gli inibitori della 5-alfa-reduttasi riducono un po’ il volume della ghiandola nel giro di mesi. L’intervento chirurgico rimuove il tessuto che ostruisce l’uretra e di solito dà un beneficio duraturo.

La prostata ingrossata può dare stitichezza o problemi intestinali?

La prostata si trova proprio davanti al retto, ma di solito l’ipertrofia benigna cresce verso l’uretra e la vescica e non causa stitichezza né cambia la forma delle feci. Vale piuttosto il contrario: la stitichezza cronica e lo sforzo per evacuare possono peggiorare i disturbi urinari, perché l’intestino pieno preme sulla vescica. Per questo l’Istituto Superiore di Sanità consiglia un’alimentazione che mantenga regolare l’intestino.

Se noti un cambiamento persistente delle abitudini intestinali, sangue nelle feci o dolore al retto, parlane con il medico: non vanno attribuiti alla prostata senza una visita.

Quando la prostata ingrossata è un’urgenza?

Contatta il medico in tempi brevi anche in caso di febbre con bruciore o dolore a urinare, sangue nelle urine o se urini pochissimo nonostante tu beva normalmente.

Domande frequenti

Quali sono i sintomi della prostata ingrossata?

Getto debole o intermittente, difficoltà a iniziare, sensazione di non svuotare la vescica e gocciolamento finale. Spesso anche bisogno frequente o urgente di urinare e risvegli notturni.

La prostata ingrossata è pericolosa?

Non è un tumore e non aumenta il rischio di averlo. Se trascurata, però, può portare a complicazioni come ritenzione urinaria, infezioni, calcoli in vescica e, nei casi gravi, danni ai reni.

Quanto tempo ci vuole per curare la prostata ingrossata?

Gli alfa-bloccanti migliorano i disturbi in pochi giorni, gli inibitori della 5-alfa-reduttasi in alcuni mesi. I farmaci vanno presi a lungo; l’intervento dà invece un beneficio duraturo.

Quando operare la prostata ingrossata?

Si valuta l’intervento quando i farmaci non bastano o compaiono complicazioni: ritenzione urinaria, infezioni ripetute, calcoli in vescica, sangue nelle urine ricorrente o danni ai reni. La decisione spetta all’urologo.

Fonti

  1. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) – Ipertrofia prostatica: disturbi, cause e cura
  2. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) – Tumore della prostata: disturbi, cause e cura
  3. Manuale MSD, versione per i pazienti – Minzione eccessiva o frequente

Leggi anche