Vitamina D negli alimenti e dal sole: dove si trova e quanta ne serve

Quali alimenti contengono più vitamina D, quanta ne apporta una porzione e quanto conta il sole in Italia. Con una tabella e la risposta onesta: basta il cibo?

Un tavolo di legno al sole con un filetto di salmone alla griglia, una ciotola di uova, una brocca di latte, dei funghi, un barattolo di aringhe marinate e un cucchiaio d’olio
In breve

La vitamina D viene soprattutto dal sole: in Italia, da fine marzo a fine settembre, la pelle di una persona sana ne produce di solito abbastanza. Gli alimenti ne contengono poca. I più ricchi sono l’olio di fegato di merluzzo e i pesci grassi come salmone, sgombro, aringa e sardine; seguono tuorlo d’uovo e alcuni funghi. Con il solo cibo è difficile arrivare ai 15 µg raccomandati.

Da dove viene la vitamina D?

Da due fonti: la pelle, che la produce quando è colpita dai raggi UVB del sole, e gli alimenti. Per la maggior parte delle persone la pelle conta molto di più: l’AIFA ricorda che la maggior parte degli alimenti contiene poca vitamina D, per cui la sola dieta non può essere considerata una fonte adeguata.

Quanta vitamina D si produce con il sole in Italia?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, da fine marzo a fine settembre una persona sana senza particolari fattori di rischio dovrebbe riuscire a produrre abbastanza vitamina D stando all’aria aperta. Nei mesi invernali il sole è più basso, i raggi UVB arrivano più deboli e la produzione nella pelle cala molto o si ferma, soprattutto al Nord.

Quanta se ne produce dipende da diversi fattori:

  • ora del giorno e stagione: i raggi UVB sono più intensi nelle ore centrali e nei mesi estivi
  • quanta pelle è scoperta: viso e mani da soli producono poco; braccia e gambe scoperte molto di più
  • colore della pelle: chi ha la pelle scura ha bisogno di più tempo al sole
  • età: con gli anni la pelle ne produce meno
  • creme solari e vetro: la protezione solare riduce la produzione, e il vetro delle finestre blocca quasi del tutto i raggi UVB

Non serve abbronzarsi né rischiare le scottature: bastano esposizioni brevi e regolari, adattate alla sensibilità della propria pelle. Se si resta al sole a lungo, la crema solare va usata.

Quali alimenti contengono più vitamina D?

Contenuto indicativo di vitamina D. Valori per 100 g da ISS e AIFA (Grana Padano: CREA); quantità per porzione arrotondate e calcolate da noi. Il contenuto varia molto da un prodotto all’altro.
AlimentoPer 100 gPer porzione
Olio di fegato di merluzzo–circa 10 µg in un cucchiaino (5 ml)
Pesci grassi: salmone, aringa, sgombro, sardine4,2–17 µgcirca 6–25 µg (150 g)
Funghi porcini, ovoli, finferli2–3 µg (D2)circa 2–3 µg (100 g)
Tuorlo d’uovo0,5–4,5 µgmeno di 1 µg (1 uovo)
Carne di maiale1–1,25 µgcirca 1 µg (100 g)
Funghi champignon0,45 µg (D2)circa 0,5 µg (100 g)
Grana Padano DOP0,5 µgcirca 0,25 µg (50 g)
Latte vaccino0,01–0,1 µgmeno di 0,3 µg (1 bicchiere)

Il pesce è quindi la fonte alimentare principale. Anche altri pesci, come trota, orata e merluzzo, ne contengono, in quantità variabili.

Qual è l’alimento più ricco di vitamina D?

L’olio di fegato di merluzzo: un cucchiaino ne apporta circa 10 µg. Tra gli alimenti di tutti i giorni il primato va ai pesci grassi: una porzione di salmone, sgombro, aringa o sardine può coprire da sola il fabbisogno giornaliero di un adulto, o anche superarlo.

Quali alimenti vegetali contengono vitamina D?

Pochissimi. I funghi contengono vitamina D2, soprattutto quelli selvatici o esposti alla luce UV; alcuni produttori vendono funghi trattati con UV che ne contengono di più. Frutta, verdura, legumi, cereali e frutta secca non ne contengono: le mandorle e le banane, per esempio, non sono una fonte di vitamina D.

Esistono poi alimenti arricchiti, come alcune bevande vegetali, cereali per la colazione e yogurt. In Italia, a differenza dei Paesi del Nord Europa, il latte non è di norma arricchito di vitamina D: conviene leggere l’etichetta.

Si può assumere abbastanza vitamina D solo con l’alimentazione?

Con difficoltà. Per arrivare ai 15 µg al giorno raccomandati dai LARN servirebbe pesce grasso quasi ogni giorno, mentre uova, carne, latte e formaggi ne apportano solo piccole quantità. Per questo il sole resta la fonte principale, e nei mesi invernali o per chi sta poco all’aperto il medico può valutare un’integrazione. I fabbisogni per età sono in Quanta vitamina D al giorno?

Una buona abitudine è mangiare pesce due o tre volte a settimana, alternando pesci grassi come sgombro, alici, sardine e salmone, e passare del tempo all’aria aperta nella bella stagione. Se pensi di avere livelli bassi, leggi Carenza di vitamina D.

La cottura distrugge la vitamina D?

Poco. Secondo l’AIFA la vitamina D è relativamente stabile e viene alterata poco dalla conservazione e dalla cottura. Il pesce cotto al forno, alla griglia o al vapore ne mantiene la maggior parte.

Domande frequenti

Il caffè riduce la vitamina D?

No. Bere caffè non riduce la vitamina D ricavata dal sole o dagli alimenti.

Prendere il sole con la crema protettiva blocca la vitamina D?

La riduce, ma non serve rinunciare alla protezione: le scottature vanno sempre evitate. Brevi esposizioni regolari e la vita all’aperto bastano di solito a produrne abbastanza nella bella stagione.

Le alici e il tonno contengono vitamina D?

Sì, come molti pesci. I pesci grassi ne contengono di più; le quantità variano in base alla specie, alla stagione e alla conservazione.

In inverno si produce vitamina D al sole in Italia?

Poca. Nei mesi più freddi il sole è basso e i raggi UVB sono deboli, soprattutto al Nord, quindi la pelle ne produce molto meno. Le scorte accumulate in estate aiutano a coprire una parte dell’inverno.

Fonti

  1. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) – Vitamina D
  2. AIFA – Scheda vitamina D per il cittadino
  3. CREA – Tabelle di composizione degli alimenti
  4. SINU – LARN V revisione: tabelle riassuntive (PDF)
  5. EpiCentro (ISS) – Vitamine

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