Carenza di vitamina D: valori, sintomi e chi è più a rischio

Vitamina D bassa: che cosa significano i valori dell’esame 25(OH)D, quali sintomi dà davvero la carenza, chi rischia di più e quando parlarne con il medico.

Una stradina acciottolata con vecchie case di legno al tramonto in inverno, con il sole basso, la brina e una coperta di lana verde su una panchina
In breve

Si parla di carenza di vitamina D quando la 25(OH)D nel sangue è sotto i 20 ng/mL (50 nmol/L); l’AIFA considera desiderabili valori tra 20 e 40 ng/mL. Spesso la carenza non dà alcun sintomo. Quando è grave può causare debolezza muscolare, dolori alle ossa, osteomalacia negli adulti e rachitismo nei bambini. Esami e cure vanno decisi con il medico.

Quali sono i valori normali di vitamina D?

Lo stato della vitamina D si misura con l’esame della 25-idrossivitamina D, abbreviata 25(OH)D. In Italia il risultato è indicato quasi sempre in ng/mL; alcuni laboratori usano i nmol/L. Per passare da una unità all’altra: 1 ng/mL = 2,5 nmol/L.

Valori di 25(OH)D nel sangue. Soglie da AIFA (scheda per il cittadino e Nota 96) e ISS; i laboratori possono usare intervalli di riferimento un po’ diversi.
25(OH)Dnmol/LChe cosa significa
sotto 12 ng/mLsotto 30valori molto bassi: per la Nota 96 dell’AIFA la terapia è indicata anche senza sintomi
sotto 20 ng/mLsotto 50carenza secondo l’AIFA
20–40 ng/mL50–100valori desiderabili secondo l’AIFA
oltre 150 ng/mLoltre 375ipervitaminosi D (eccesso)

Le soglie non sono le stesse ovunque. L’AIFA considera adeguati per la popolazione generale valori dai 20 ng/mL in su; per alcune persone, come chi ha l’osteoporosi e le donne in gravidanza, l’obiettivo indicato è 30 ng/mL. Molti referti segnalano ancora come “insufficienti” i valori tra 20 e 30 ng/mL, una definizione che secondo la Nota 96 dell’AIFA non è scientificamente accettabile e porta spesso a trattamenti inutili. Il comitato scientifico britannico (SACN), citato dall’AIFA, colloca invece la soglia di rischio per ossa e muscoli sotto gli 8–12 ng/mL (20–30 nmol/L).

Quali sono i sintomi della carenza di vitamina D?

La cosa più importante da sapere è che in molte persone la carenza di vitamina D non dà alcun sintomo, come ricorda l’AIFA. Si scopre solo con l’esame del sangue.

Quando la carenza è grave e dura a lungo possono comparire:

  • debolezza muscolare e riduzione della forza
  • dolori alle ossa e dolori diffusi
  • negli adulti, osteomalacia: le ossa si mineralizzano male e diventano più morbide e dolenti
  • nei bambini, rachitismo: ossa deboli che si deformano durante la crescita

La vitamina D bassa può dare stanchezza o sbalzi d’umore?

Molti siti elencano stanchezza, ansia, umore basso, perdita di capelli o pelle spenta tra i segnali di vitamina D bassa. Sono disturbi molto comuni che hanno moltissime cause: sonno, stress, tiroide, anemia, alimentazione e altro ancora. Non sono sintomi tipici della carenza, e un esame con valori bassi non basta a spiegarli. Se questi disturbi durano, parlane con il medico invece di attribuirli alla vitamina D.

Chi rischia di più la carenza di vitamina D?

Secondo AIFA e ISS il rischio è più alto per:

  • chi prende poco sole: persone che stanno quasi sempre al chiuso, anziani che escono poco o vivono in una residenza assistenziale, chi copre gran parte della pelle
  • le persone con la pelle scura, che producono meno vitamina D a parità di esposizione
  • le persone anziane: con l’età la pelle ne produce meno
  • le persone con obesità
  • chi ha malattie intestinali come celiachia o morbo di Crohn, ha subito un intervento di chirurgia bariatrica o ha malattie croniche di reni o fegato
  • chi prende a lungo alcuni farmaci, come antiepilettici, cortisonici, antiretrovirali e alcuni antifungini
  • le donne in gravidanza e allattamento

Anche un’alimentazione senza pesce, che in Italia è la principale fonte alimentare di vitamina D, conta, ma di solito pesa meno del sole. Leggi Vitamina D negli alimenti e dal sole.

Come si fa l’esame della vitamina D?

Con un normale prelievo di sangue, su prescrizione del medico o privatamente in laboratorio. Esistono anche test casalinghi con una goccia di sangue dal polpastrello, da spedire a un laboratorio: sono utili come indicazione, ma il risultato va comunque letto con il medico.

L’AIFA considera inappropriato misurare la vitamina D a tutta la popolazione: l’esame ha senso in presenza di fattori di rischio o sintomi, su indicazione del medico. Anche ripeterlo spesso, senza un motivo, non è raccomandato.

Quando i valori della vitamina D sono preoccupanti?

Un valore sotto i 20 ng/mL indica una carenza. Sotto i 12 ng/mL, secondo la Nota 96 dell’AIFA, la terapia è indicata anche in assenza di sintomi. Un risultato di 14 ng/mL, per esempio, è basso ma non un’emergenza: è un motivo per parlarne con il medico, che valuterà età, sintomi, farmaci e malattie prima di decidere se e come trattare. I valori desiderabili sono gli stessi per una donna di 60 anni come per gli altri adulti.

Come si cura la carenza di vitamina D?

Una carenza accertata si cura con farmaci a base di vitamina D, in dosi e per tempi decisi dal medico. In Italia questi medicinali richiedono la prescrizione, e la Nota 96 dell’AIFA stabilisce in quali casi sono a carico del Servizio sanitario nazionale: per esempio alle persone che vivono in una residenza assistenziale o sono allettate, alle donne in gravidanza e allattamento, oppure, dopo l’esame, a chi ha valori sotto 12 ng/mL e a chi ha valori sotto 20 ng/mL e prende farmaci che interferiscono con la vitamina D o ha malattie intestinali come la celiachia o il morbo di Crohn.

Il fai-da-te con dosi alte è rischioso: la vitamina D si accumula e un eccesso può far salire troppo il calcio nel sangue. Leggi Eccesso di vitamina D.

Come aumentare la vitamina D velocemente?

Non esiste una scorciatoia sicura. Nei mesi da fine marzo a fine settembre stare all’aria aperta con braccia e gambe scoperte, evitando le scottature, è il modo più naturale per produrla. Mangiare pesce grasso un paio di volte a settimana aiuta. Se l’esame ha mostrato una carenza, sarà il medico a indicare la dose; i livelli nel sangue impiegano comunque alcune settimane o mesi per risalire. Per i fabbisogni di riferimento vedi Quanta vitamina D al giorno?

Domande frequenti

Che differenza c’è tra carenza e insufficienza di vitamina D?

Molti referti parlano di carenza sotto i 20 ng/mL e di insufficienza tra 20 e 30 ng/mL. L’AIFA però considera desiderabili i valori tra 20 e 40 ng/mL e ritiene la categoria “insufficienza” tra 20 e 30 ng/mL non scientificamente accettabile. Che cosa significa il tuo valore lo valuta il medico.

La carenza di vitamina D è frequente in Italia?

Sì, valori bassi sono comuni, soprattutto negli anziani e nei mesi invernali, nonostante il clima soleggiato. Questo non significa che tutti debbano fare l’esame o prendere un integratore: conta la situazione personale.

Con la vitamina D bassa cosa bisogna mangiare?

Gli alimenti più ricchi sono i pesci grassi come salmone, sgombro, aringa e sardine, l’olio di fegato di merluzzo e il tuorlo d’uovo. Con il solo cibo però è difficile correggere una carenza vera, che va valutata con il medico.

La vitamina D bassa fa male ai denti?

La vitamina D contribuisce al mantenimento di denti normali. Secondo l’ISS una carenza importante può rendere i denti più fragili. La salute dei denti dipende però soprattutto da igiene orale e alimentazione.

Fonti

  1. AIFA – Scheda vitamina D per il cittadino
  2. AIFA – Nota 96
  3. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) – Vitamina D
  4. Manuale MSD (versione per i pazienti) – Carenza di vitamina D
  5. SINU – LARN V revisione: tabelle riassuntive (PDF)

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